Vari racconti della loro «Passione»
Nel linguaggio della Chiesa, viene detta "Passio" il racconto dei fatti e delle vicende che hanno caratterizzato il martirio dei Santi. 
La letteratura agiografica greca ci ha tramandato gli atti del loro martirio in diverse redazioni.
Fatto sta che la «Passione» dei santi Quirico e Giulitta, scritta e tramandata in varie forme, a loro volta divulgate e tradotte in varie lingue, è oggi conosciuta in poco meno di  una quarantina di tipi di racconto (della loro « Passio », o della «Traslatio» delle loro reliquie), senza contare le piccole varianti di ciascuno: 
. ventiquattro testi riporta la
Bibliotheca Hagiographica Latina
. una decina la
Bibl. Hagiogr. Greca,
. due la
Bibl. Hagiogr. Orientale.
Racconti o leggende?
Va detto subito che alcuni di quei racconti risultano infarciti di falsità e di episodi leggendari.
Il racconto della Passione del piccolo Quirico e di sua madre Giulitta ebbe tanta fortuna da venire presto, non soltanto estesamente divulgato, ma arricchito e persino alterato dai fedeli, e addirittura falsato dagli eretici; tanto che fin dall'antichità venne giudicato sospetto e venne perciò proscritto dai cosiddetti "Decreti Gelasiani" della fine del V secolo.
Anche il racconto più verosimile, come tutti gli altri, non ha trovato finora alcuna documentazione storica.
Come è potuto avvenire tutto ciò?
Il periodo privilegiato per le
Passioni inizia con il quinto secolo, cioè quando, nell'Impero romano, le persecuzioni sono ormai concluse. I testi agiografici sono scritti per essere letti (legenda, cioè da leggersi, si diceva in latino) nelle chiese nel giorno liturgico della festa. In mancanza di informazioni storiche certe, gli agiografi cercano racconti artificiali, mutuando da una Passio ad un'altra gli elementi basilari indispensabili.
Molte delle passioni dei nostri santi Martiri appartengono a quegli atti, che il bollandista padre Delehaye definisce atti di colore e sapore epico, in cui il racconto del martirio non è una pagina di storia contemporanea scritta da chi ha raccontato con sincerità ciò che ha visto.
I giorni del martirio sono dell'anno 304 o 305 di Cristo.
All'uscita dell'editto di Costantino, che è del 313, era trascorsa già una decina d'anni dai fatti da narrare. Molti di più ne erano poi trascorsi allorchè quegli atti vennero affidati allo scritto. Bisognava perciò lavorare su dei ricordi ormai lontani, su elementi piuttosto scarsi, o forse prevalentemente su sussurri con poca consistenza e imprecisi.
A chi voleva raccontare quei fatti passati non restava che impegnarsi a sviluppare luoghi comuni, attribuendo ai personaggi da celebrare la personalità di un certo tipo di martiri, visti come eroi di razza superiore, che disponevano dalla loro parte della forza e del favore divino e che ancor prima di aver consumato il proprio sacrificio erano già entrati nella gloria.
Non mancano, anche nelle nostre
Passioni, grandi e stupefacenti testimonianze di magistrati e spettatori; qualche narratore fa talvolta la numerazione dei compagni di martirio: ma i 404 martiri del martirologio Geronimiano, sono 464 in una passio latina, 430 nella siriaca, 11404 in un codice della recensione siriaca.
Fanno parte del programma i supplizi più feroci che giudici e governatori abbiano potuto inventare e il ricorso a mirabolanti elementi soprannaturali ed a miracolosi interventi della potenza divina; succede così, proprio al nostro piccolo Martire, di parlare ancora dopo che gli è stata mozzata la lingua.
Sono tutti leggendari?
Avvenne dunque che non molti anni dopo la morte dei due Martiri, il Vescovo di Iconio Teodoro, pregatone dal collega Zosimo, si assunse l'incarico di far luce e giustizia sulla vera storia di Quirico e Giulitta, valendosi di testimoni attendibili e di documenti sicuri. Ebbe luogo una vera e propria inchiesta, e si pervenne ad una ricostruzione storica [prima metà del VI secolo], che il Vescovo Teodoro diligentemente ha illustrato nella sua lettera di risposta inviata al collega Zosimo e  oggi nota anche a noi.
Dalla lettera di Teodoro si deduce:
1. che il culto dei due martiri aveva già una larga diffusione nell'Asia Minore;
2. che nella tradizione della
Passio, in qualche versione, erano stati introdotti elementi estranei e non veritieri sia da gruppi di cristiani ignoranti che da maliziosi gruppi di Manichei e da altri eretici.
Teodoro poi esponeva una narrazione più autentica del martirio che, nonostante qualche variante, corrisponde alla
Passio che l'editore Van Hoof chiama Acta graeca sincera - pubblicata negli «Analecta bollandiana» - e che prima nella sostanza abbiamo riferito.
Se la compilazione degli atti del martirio non ci è pervenuta nella forma primitiva e genuina, ma è lavoro di tempi assai posteriori, tuttavia non si può con leggerezza rifiutare insieme con le invenzioni di contorno quanto in quelli troviamo sulle circostanze principali del martirio.
Si può inoltre convenire sulla considerazione che i racconti di cui si è parlato, didascalici o celebrativi, se non soddisfano in tutto la curiosità dello storico, hanno nondimeno nutrito nel corso dei secoli la pietà dei chierici dei monaci e dei fedeli e contribuito efficacemente a formare un ideale di santità riconosciuto ed apprezzato fino ai nostri giorni.

Santi Quirico e Giulitta | Un racconto popolare | Vari racconti della loro «Passione» | I loro nomi | Luogo e data del martirio | Il culto  | Il culto in Italia | Un progetto ambizioso

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

tel. 06 - 67 89 263        griric@tiscali.it